Davvero gli americani sono gli unici interpreti della pallavolo scientifica, quella del “Motor Learning”?

Il “Motor Learning” come tratto saliente di una scuola

Spesso si sente dire che gli americani, gli statunitensi, insegnano pallavolo seguendo i precetti del “motor learning”. Come ad affermare che il “motor learning” appartenga solo alla scuola americana. Quello che in italiano l”apprendimento motorio” invece non è un brevetto o un marchio che distingue la pallavolo americana dalle altre nel mondo. La scienza dell’apprendimento motorio appartiene a tutti e non mi sembra rigoroso affermare che qualcuno, gli americani o altri possano sentirsi e/o definirsi proprietari o interpreti privilegiati. Qualsiasi scuola, da quella americana a qualsiasi altra può tuttalpiù affermare quali, in particolare, siano i principi dell’apprendimento motorio che considerano più importanti e sulla base di quali ricerche. Dire: “Noi ci basiamo sulle regole del motor learning” sembra quasi un sostenere di essere gli unici ad applicare principi scientifici al proprio lavoro, mentre gli altri, tutti gli altri, farebbero le cose alla carlona, utlizzando criteri esclusivamente empirici, approssimativi e di dubbio valore. Al contrario mi sembra che questa idea di fare la pallavolo scientifica possa portare a degli errori considerevoli.

La natura delle scienze molli

La pretesa di allenare la pallavolo in modo scientifico sembra conferire da una parte un’aura di infallibilità, di rigore, ma da un’altra è assolutamente impropria. La scienza dell’apprendimento motorio, infatti, è una scienza umana, una cosiddetta scienza molle, che si contrappone alle scienze dure (scienze esatte, cioè matematica e logica e scienze naturali cioè fisica, chimica, biologia). La caratteristica della scienza molle è di affidarsi ad analisi qualitative dei fenomeni piuttosto che quantitative che sono invece caratteristiche delle scienze dure. Affermare quindi di “essere scientifici”, di operare in modo più rigoroso, potrebbe solo voler dire non aver compreso la natura peculiare della scienza dell’apprendimento motorio. Nella tabella sotto le principali differenze tra scienze molli e scienze dure.

Scienze molliScienze dure
metodo scientifico non rigorosometodo scientifico rigoroso
leggi valide solo in particolari contestileggi universali
dati qualitatividati quantitativi
credibilità dal consenso degli esperti (mutevole nel tempo)credibilità da rispetto di leggi matematiche (eterne, o quasi)

Nei campi governati da scienze molli per forza di cose ci si deve muovere utilizzando in parte dati scientifici, oggettivamente misurabili, in parte dati empirici, frutto dell’estro e dell’esperienza di chi opera nel campo. L’illusione di operare nella scienza dura può portare a errori molto gravi, perché l’allenatore/scienziato puro può prendere per assolute le verità rilevate da qualche osservazione sistematica, e potrebbe essere talmente convinto della correttezza della legge da non essere in grado di utilizzare al meglio le capacità empiriche, e di notare come qualche principio possa essere completamente invalidato dai fatti in un determinato contesto. L’errore tipico che rischia di commettere chi si muove nell’ambito delle scienze molli è, infatti, l’incapacità di riconoscere la non universalità delle leggi che tali scienze esprimono. Tipicamente le leggi delle scienze molli valgono in un certo ambito, contesto, ma non in un altro.

Un esempio con il CIE

Faccio un esempio pratico. Prendiamo il Contextual Interference Effect (da ora CIE, qui trovi una spiegazione e un’ampia trattazione dell’argomento) e sulla legge che da esso se ne deduce. Poiché allenarsi in maniera random produce CIE e quindi maggior apprendimento motorio rispetto ad allenarsi blocked, è categorico allenarsi solo random.
Chi come me ha incontrato qualche squadra americana di College in giro per l’Europa (specie negli anni 2000) avrà notato delle grandissime capacità nelle transizioni, nel muoversi in campo, nel vivere intensamente il gioco, ma di non avere corrispondenti capacità nel tocco di palla. Bagher di ricezione, tecnica di palleggio dei non palleggiatori, manualità in attacco molto rivedibili. E questo l’ho notato sia con le squadre di college contrapposte a squadre universitarie che facevano la B2 o la C, sia con squadre di High School contrapposte a squadre giovanili. Sembra proprio che nel loro lavoro manchi la ripetizione, il classico lavoro blocked.
La mia ipotesi è che la loro aderenza alla legge a dir loro “scientifica” del CIE e del mito degli allenamenti random abbia impedito loro di notare che migliorare la sensibilità di un gesto complesso, il rapporto senso-motorio, richiede un gran numero di ripetizioni, trascurando per un po’ l’inserimento di troppi elementi. Ed è abbastanza probabile che, nonostante numerosi studi negli anni successivi al 1989 e alla prima ricerca di Shea e Morgan abbiano dimostrato che il CIE si verifica solo in certi contesti particolari (perlopiù da laboratorio), loro non se ne siano accorti. Secondo me per 2 principali motivi:

  • L’idea di legge eterna. Quando si pensa che un principio valga come un assioma matematico si tende a pensarlo come eterno e non ci si preoccupa nemmeno di verificare se altri studi successivi lo hanno confutato.
  • L’eccessiva semplificazione dei fatti che la fede in leggi scientifiche universali spesso cagiona. Se credo di operare utilizzando una legge universale posso correre il rischio di preoccuparmi solo di quella e di non considerare la complessità dell’argomento che vado ad affrontare. E una mia impressione è che anche l’eccessiva semplificazione sia una caratteristica della scuola americana. Semplificazione che si lega, secondo me, anche al loro desiderio di rendere tutto trasmissibile e vendibile in pacchetti di pronto utilizzo.

Conclusioni

In conclusione l’idea che qualcuno faccia la pallavolo “scientifica” o del “motor learning” nega la struttura delle conoscenze tipiche della pallavolo (e di quasi tutti gli sport per quanto ne so). Le scienze motorie non possono per loro natura essere rigide, richiedono quella capacità di adattamento continuo, di messa in discussione continua alla ricerca di modelli più efficaci.

I modelli che studiano la variabilità derivanti dall’approccio ecologico all’apprendimento motorio sembrano fornire, a mio parere, risultati molto più aderenti alla realtà rispetto ad alcune esagerazioni espresse dalla scuola americana.