“Ho sempre utilizzato l’approccio ecologico” parte seconda: le progressioni dell’apprendimento e dell’insegnamento

Le progressioni dell’apprendimento e dell’insegnamento

Le progressioni dell’apprendimento e dell’insegnamento rivestono una grande importanza in un contesto culturale ancora permeato dall’approccio cognitivo. I concetti “dal facile al difficile”, “dal semplice al complesso” e “dal noto all’ignoto” presentano sfumature leggermente diverse:

  1. dal facile al difficile: si riferisce alla progressione sequenziale in cui si presentano agli studenti o agli atleti compiti, concetti o abilità di crescente difficoltà. In altre parole, si inizia con attività o contenuti relativamente semplici e si procede gradualmente verso quelli più complessi. Questo approccio permette agli apprendenti di acquisire fiducia e competenza attraverso esperienze di successo, preparandoli per sfide più grandi e più difficili in seguito;
  2. dal semplice al complesso: è simile a “dal facile al difficile” e sottolinea l’importanza di presentare i concetti o le abilità in modo progressivo, partendo da elementi di base e costruendo su di essi con aspetti più complessi. Si tratta di una progressione logica e organizzata, in cui gli elementi più semplici forniscono le fondamenta per comprendere e affrontare gli aspetti più complessi dell’argomento o dell’abilità;
  3. dal noto all’ignoto: riguarda l’importanza di collegare i nuovi concetti o abilità a ciò che gli apprendenti già conoscono. Si parte da ciò che è familiare e ben compreso dagli studenti e si procede verso nuovi contenuti o competenze meno conosciuti o sconosciuti. Questa connessione tra il noto e l’ignoto aiuta gli apprendenti a dare significato alle nuove informazioni e a integrarle nel loro bagaglio di conoscenze preesistenti.

Progressioni didattiche e approccio ecologico

Nell’ambito dell’approccio ecologico, le progressioni dal facile al difficile, dal semplice al complesso e dal noto all’ignoto perdono di significato principalmente a causa delle caratteristiche dei sistemi complessi e dell’importanza dell’auto-organizzazione e degli intrinsi dynamics nell’apprendimento motorio. Vediamo come queste idee si collegano alla perdita di significato di tali progressioni:

  1. non linearità e non predicibilità dei sistemi complessi: nei sistemi complessi, come quelli coinvolti nell’apprendimento motorio, le relazioni tra le componenti non seguono sempre una linea retta o un andamento lineare. Le interazioni tra gli elementi del sistema possono dare luogo a comportamenti imprevedibili e non lineari. Inoltre i sistemi complessi sono caratterizzati dalla sensibilità alle condizioni iniziali, alle continue interazioni tra i sottosistemi e alle piccole variazioni. Questo significa che anche piccoli cambiamenti nelle condizioni e nelle interazioni possono portare a risultati completamente diversi. Poiché l’atleta è esso stesso ovviamente un sistema complesso è suscettibile a questi andamenti che rendono impossibili determinare l’efficacia di una certa proposta didattica rispetto a un’altra a priori. Una certa proposta può scatenare un cambiamento colossale in un atleta e impercettibile in un altro. Un esercizio può provocare una reazione a catena che si traduce in cambiamenti nella struttura generale del movimento, oppure indurre un minimo cambiamento estremamente settoriale e circoscritto.
  2. auto-organizzazione: nell’ambito dell’approccio ecologico, l’auto-organizzazione si riferisce al fenomeno per cui la struttura e l’ordine emergono spontaneamente dalle interazioni dei sottosistemi di più basso livello, piuttosto che essere imposti da programmi o regole definiti da una centrale di controllo di più alto livello. Questa auto-organizzazione è un principio fondamentale dei sistemi complessi, inclusi quelli coinvolti nell’apprendimento motorio. Nel contesto dell’apprendimento motorio, l’auto-organizzazione implica che il movimento e il controllo motorio emergano dall’interazione dinamica tra i sottosistemi dell’atleta, che hanno proprie regole e proprietà estremamente individualizzate, e l’ambiente circostante. Gli atleti, interagendo con le affordances dell’ambiente, sviluppano soluzioni motorie personalizzate e adattive, che soddisfano le regole di interazione dei sottosistemi, che ovviamente presentano grosse differenze tra individuo e individuo e anche nello stesso individuo in momenti e condizioni differenti. Queste soluzioni quindi presentano una tale variabilità da non poter essere previste a priori soggetto per soggetto;
  3. intrinsic dynamics: questo concetto implica che l’apprendimento motorio non avviene semplicemente aggiungendo nuovi schemi motori o pattern, ma è una lotta tra i vecchi pattern motori consolidati, gli “intrinsic dynamics”, e quelli nuovi che si vogliono attivare. Il concetto di intrinsic dynamics riconosce che gli individui hanno sviluppato una serie di schemi motori consolidati attraverso l’esperienza e la pratica ripetuta. Questi schemi motori consolidati possono essere molto radicati al punto da limitare fortemente la capacità di adattarsi a nuove situazioni o di sviluppare nuove abilità. Gli intrinsic dynamics dipendono dalle caratteristiche biomeccaniche dell’individuo e dalla sua storia di acquisizioni motorie che è impossibile ricostruire e specificare in qualche modo a priori.

Tutte queste considerazioni concorrono a spiegare come nell’approccio ecologico l’apprendimento assuma una forma completamente diversa da quella lineare, schematica che ci ha sempre offerto l’approccio cognitivo. In particolare:

  • l’apprendimento non procede in modo lineare, un po’ alla volta, ogni giorno, ma a salti
  • è impossibile definire l’effetto di una proposta didattica a priori
  • è impossibile definire il grado di difficoltà, di semplicità, o di notorietà di una certa proposta allenante per ogni individuo a priori

In altre parole, non c’è un’unica progressione semplice e lineare dal facile al difficile o dal semplice al complesso o dal noto all’ignoto. La stessa attività motoria può essere percepita come facile o difficile, semplice o complessa, nota o ignota da diversi individui o in diverse situazioni, a seconda delle condizioni specifiche e delle caratteristiche dell’ambiente.

La creazione di contesti di apprendimento efficaci risulta essere uno strumento molto più funzionale, creativo e individualizzabile rispetto alla somministrazione di una sequenza di compiti organizzati secondo la classica, rigida “progressione didattica“.

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