Bagher al muro e Approccio Ecologico

Utilizziamo il pretesto dell’esercizio “bagher al muro” spesso al centro di accese discussioni per parlare delle differenze nel modo di pensare e affrontare gli allenamenti nell’approccio tradizionale, cognitivo e quello ecologico.

La diversità sostanziale dei 2 approcci

L’approccio ecologico si contrappone all’approccio tradizionale per una serie di questioni in linea di massima tutte derivanti dalla diversa idea di percezione e dai concetti di non linearità e imprevedibilità dei sistemi complessi. Da una parte l’idea di programma motorio, dall’altra quella di auto-organizzazione. Da una parte una relativa schematizzazione e generalizzazione delle tecniche, dall’altra una grande flessibilità e individualizzazione. Non meno importanti sono il diverso ruolo del feedback e dell’allenatore. Partire da basi così diverse comporta la costituzione di categorie di pensiero totalmente distinte che non possono essere confrontate direttamente. Alcune categorie si sovrappongono parzialmente, e questo può talvolta trarre in inganno, ma le  diverse chiavi di lettura rendono chiaro che è impossibile un confronto di tipo paritario tra i due approcci.

Scopo delle esercitazioni

In entrambi gli approcci l’allenatore ha il compito di far ottenere all’atleta una miglior performance in gara attraverso delle esercitazioni. Una delle abilità dell’allenatore è scegliere quelle esercitazioni che producono un miglior transfer. Il transfer è l’effetto, positivo o negativo, che l’esercitazione ha sulla performance in gara. Più siamo vicini al gioco vero e proprio, alla gara, più alto è il transfer. Delle volte però solo attraverso il gioco non si hanno miglioramenti. Le strategie per migliorare le abilità motorie aldilà del gioco si differenziano nei 2 approcci.

Strategia dell’allenatore tradizionale per migliorare le abilità motorie (la tecnica)

  • Identificazione obiettivi (scelta del tema): lo scopo dell’allenatore tradizionale è di trovare cosa c’è di sbagliato nella tecnica di un certo giocatore e modificarla attraverso la ripetizione e con l’aiuto di istruzioni e feedback.
  • Scelta del metodo. I metodi sono ordinati per difficoltà. Se una certa tecnica è troppo difficile in un contesto globale, si tende a passare al sintetico e poi all’analitico o direttamente all’analitico.
    • Globale: per migliorare l’abilità tecnica la si inserisce con istruzioni particolari nel contesto di gioco. Attraverso la ripetizione e con l’aiuto del feedback all’interno di una situazione simile a quella reale l’atleta può sperimentare la tecnica e migliorarla.
    • Sintetico: una via di mezzo tra analitico e globale. Vengono prese in considerazione solo alcune parti del gioco per aumentare il numero di ripetizioni rispetto al globale pur mantenendo il contesto.
    • Analitico: ci si concentra su un solo tema; il feedback è continuo; l’obiettivo è automatizzare il movimento; l’automatizzazione è facilitata dal massimo numero di ripetizioni possibile. Si sa che quando si è “costretti” a optare per l’esercizio analitico il transfer non è immediato né ben determinabile.
  • Criterio valutazione difficoltà: il metro per decidere cosa è facile o difficile per l’allenatore cognitivo sta essenzialmente nella possibilità di carico della cosiddetta “memoria di lavoro”. Se troppa memoria di lavoro è già occupata dovrò diminuire la difficoltà del compito. Man mano che aumenta l’automatizzazione dei movimenti la memoria di lavoro si libera e quindi si potrà aumentare la difficoltà.
  • Focus: fare in modo che l’altleta metta in atto quei movimenti codificati  e cristallizzati nella tecnica (o nelle tecniche) ideali.

Strategia dell’allenatore ecologico per migliorare le abilità motorie

  • Identificazione obiettivi: lo scopo dell’allenatore ecologico, che non pensa di conoscere la cosiddetta “tecnica ideale” (aldilà di alcuni attrattori fondamentali di cui parleremo in prossimi articoli) è solo quello di creare ambienti e situazioni in cui sia favorita l’auto-organizzazione e l’esplorazione delle affordances (opportunità di azione) appropriate in relazione a quella abilità.
  • Criterio valutazione apprendimento: in approccio ecologico l’elemento che si pensa determini l’efficacia di una esercitazione è il rumore complessivo. Una giusta quantità di rumore produce il miglior apprendimento. Troppo o troppo poco rumore non producono grande apprendimento. Se esiste un elevato rumore interno (come nei bambini e nei principianti) dovrà essere tenuto basso quello esterno, viceversa man mano che diminuisce il rumore interno può aumentare quello esterno.
  • Scelta e continuo aggiustamento della modalità dell’esercizio. Le modalità sono in relazione tra loro. L’obiettivo fondamentale è ottenere un giusto livello di rumore.
    • mantenere la rappresentatività considerando il rapporto percezione-azione: cioè guardando alla relazione tra l’individuo e l’ambiente e non solo all’ambiente (cioè il campo può essere diverso, così come il numero di giocatori e le regole del gioco). In particolare mantenere similarità tra l’esercitazione e la gara in termini di: accoppiamento tra informazione e azione, scelte tattiche (decision making) e soluzioni di movimento.
    • gestione del bilanciamento stabilità/instabilità: gestire il livello di frustrazione facilitando una certa stabilità, ma indurre la ricerca di diverse soluzioni per lo stesso compito attraverso particolari vincoli.
    • gestione della fattibilità del compito considerando le differenze individuali, utilizzando vincoli (tra cui quelli verbali nella forma di istruzioni e feedback) e modificando la variabilità
  • Focus: prestare attenzione al modo in cui pattern motori presenti nell’atleta si combinano con quelli emergenti. Non sapendo a priori in che modo i segmenti corporei debbano organizzarsi, l’informazione aggiuntiva (quella in più rispetto a quella naturalmente disponibile, chiamata in inglese augmented information) deve mirare prevalentemente a dirigere l’attenzione verso le informazioni che possono essere più funzionali alla risoluzione del compito. L’allenatore funge da guida per l’atleta vagliando le soluzioni da lui trovate e cercando di evitare l’instaurarsi di pattern motori palesemente inefficaci o pericolosi.

Un esempio: il bagher al muro

Prendiamo per esempio la classica esercitazione di bagher al muro.

E’ una buona eseritazione? E’ giusto farla?

Dipende.

Quello che è importante è per quanto mi riguarda non è tanto la valutazione in sé ma il come fare questa valutazione. Innazitutto dobbiamo tener  conto che questa valutazione va fatta in funzione di quel particolare giocatore, con tutte le sue caratteristiche, inserito in quella particolare squadra, che dovrà fare quel determinato campionato, con quei determinati obbiettivi.

  • Bagher al muro tradizionale: l’allenatore tradizionale valuterà se c’è qualche mancanza nell’impostazione o qualche errore nella dinamica del bagher. Se il movimento di qualche segmento si discosta dalla tecnica ideale l’allenatore aiuterà l’atleta a instaurare quella certa dinamica o a correggere quella errata. Questo avverrà grazie a delle istruzioni dettagliate che indicano la risoluzione del problema e all’uso del feedback. Cercherà nel passaggio al bagher di ricezione o appoggio in situazione reale di richiamare quelle istruzioni e feedback utilizzati nell’esercizio al muro.
  • Bagher al muro “ecologico”: l’allenatore ecologico potebbe scegliere il bagher al muro nel caso noti che un esercizio con rappresentatività più alta presenti un rumore troppo elevato. Cercherà di ottenere dei primi risultati nel controllo della palla gestendo però il rapporto stabilità/instabilità e la variabilità. Saprà a priori che la abilità di controllare la palla che rimbalza contro il muro a una distanza forzatamente abbastanza ridotta potrebbe non essere trasferita facilmente al gesto di gara della ricezione o appoggio. Questa mancanza di rappresentatività richiederà un processo di riparametrizzazione che potrebbe risultare particolarmente difficoltoso qualora l’atleta non abbia già delle strutture coordinative molto ben impostate per quanto riguarda l’intercettamento della palla e il relativo spostamento nello spazio.

Nella mia esperienza il rapporto costi-benefici tra perdità così marcata di rappresentatività e il beneficio di un più alto numero di ripetizioni non è vantaggioso. Ma in qualche caso potrebbe essere il contrario.  In approccio ecologico i concetti di non-linearità e non prevedibilità sono principi irrinunciabili.